LIVER UNIT - Centro per la cura dei tumori epatici

Descrizione:

Descrizione attività

La Liver Unit è una struttura multidisciplinare trasversale fra i due poli ospedalieri San Paolo e San Carlo che unisce differenti competenze che spaziano dall’Epatologia alla Chirurgia Epatica, all’Oncologia, all’Endoscopia Digestiva, alla Radiologia Diagnostica ed Interventistica, alla Medicina Nucleare e all’Anatomia Patologica, le quali convergono per assolvere ad un unico obbiettivo, quello di curare la patologia epatica prevalentemente di tipo tumorale.

In ogni Struttura afferente alla Liver Unit si svolgono attività di routine in base alla propria specialità e pertinenza:

  • prime visite e percorsi di follow-up epatologici semestrali per i pazienti affetti da cirrosi.
  • percorsi di prevenzione per i pazienti affetti da epatopatia cronica incoraggiando corretti stili di vita e facendo attività di informazione.
  • percorsi presso l’ambulatorio di Chirurgia Epatobiliare/Epatologia/Oncologia sia in termini di prima visita in seguito al riscontro di noduli epatici, che di controlli per i pazienti trattati.

Qualora emerga il sospetto di un nodulo epatico, la Liver Unit svolge le seguenti specifiche attività:

  • riunioni multidisciplinari interaziendali coinvolgenti i componenti della Liver Unit di entrambi i Presidi del San Paolo e San Carlo, all’interno di cui si condividono i casi e si definisce la successiva strategia diagnostico terapeutica.
  • visite multidisciplinari nel corso delle quali viene condivisa con il paziente la “road map” stabilita secondo i migliori standard di cura; dal momento della comunicazione del programma diagnostico-terapeutico, si garantisce la totale presa in carico della paziente per tutto il percorso successivo, fornendo anche un supporto psicologico qualora fosse richiesto.

 

Principali patologie e trattamenti

Verranno specificate di seguito solo le principali patologie e trattamenti inerenti alla Liver Unit che nel suo insieme ha come focus la presa in carico e la cura dei noduli epatici e la condivisione di casi complessi:

  • Patologie tumorali maligne del fegato primitive (epatocarcinoma e colangiocarcinoma)
  • Patologie tumorali maligne del fegato secondarie (metastasi di origine prevalentemente colo-rettale, talvolta da neoplasie renale, mammaria o melanomi).
  • Patologie tumorali benigne del fegato (adenomi che sebbene rari possono in alcuni casi degenerare diventando maligni o complicarsi sanguinando, gli angiomi giganti che in casi eccezionali sono degni di attenzione per il chirurgo in quanto possono dare disturbi da compressione sugli organi vicini).
  • Patologie della colecisti e vie biliari complesse (colecistiti etc)
  • Complicanze della cirrosi quali l’ipertensione portale che in casi specifici può richiedere trattamenti quali shunt porto sistemici per via radiologica (prevalente) o chirurgica (attualmente rara) o derivazioni peritoneo giugulari per via chirurgica.
  • Complicanze post chirurgiche (ascessi, bilomi, sanguinamenti, lesioni delle vie biliari)

Responsabile:

dr. Matteo Barabino

LIVER UNIT - Centro per la cura dei tumori epatici

La Struttura LIVER UNIT svolge la sua attività clinica e chirurgica nella cura delle patologie tumorali del fegato, in complicanze della cirrosi, in patologie della colecisti e delle vie biliari nonché in complicanze post chirurgiche.

Il percorso di cura multidisciplinare permette una presa in carico del paziente a 360° che garantisce, grazie ad una interfaccia diretta tra i vari specialisti, un piano di cura completo e di elevato livello di efficienza ed efficacia.

Da 40 anni l’Unità Operativa di Epatologia e Gastroenterologia si occupa di sorveglianza e trattamento di situazioni cliniche quali la cirrosi e le sue complicanze, e di malattie epatiche rare quali il morbo di Wilson, l'epatite autoimmune, la colangite biliare primitiva e la colangite sclerosante. La Chirurgia Epatobiliare, con all’attivo più di 2000 pazienti operati, è in grado di proporre quando indicato interventi chirurgici di tipo resettivo o termoablativo (mediante bruciatura con ago) secondo le tecniche più sofisticate ed innovative (laparoscopica e robotica), mentre l’Oncologia cura con le terapie mediche più recenti e sofisticate (chemioterapia, immunoterapia, radioterapia) i tumori primitivi e secondari del fegato e delle vie biliari in alternativa o a completamento dell’atto chirurgico. La radiologia interventistica ed in alcuni casi la Medicina Nucleare garantiscono inoltre trattamenti efficaci e meno invasivi rispetto alla chirurgia in casi selezionati, in particolare per la cura dell’epatocarcinoma. L’Endoscopia fornisce un apporto ulteriore fondamentale all’interno della Liver Unit nella gestione di alcune patologie complesse epatobiliari o di complicanze post chirurgiche o post radiologia interventistica. Infine di non minore importanza vi è l’Anatomia Patologica che funge da guida nella definizione di una diagnosi spesso complessa e nella valutazione del risultato dopo resezione.

Le varie specialità, sebbene rappresentino un valore indiscusso come singole, riconoscono nella loro unione convergendo nella Liver Unit, la loro massima espressione in termini di efficacia ed efficienza. Quando viene presentato un caso di un sospetto tumore al fegato all’interno della riunione multidisciplinare, si stabilisce la migliore strategia terapeutica, sia essa medica, chirurgica o radiologica non in base all’expertise del singolo ma a ciò che è meglio per il paziente sulla base dell’evidenza scientifica e dell’esperienza collettiva. La Liver Unit prevede un codice di comportamento diretto, sincero ma sempre empatico, volto alla spiegazione di ogni passaggio della cura e delle possibili complicanze che possono verificarsi nell’espletamento della stessa.

 

 

Punti di forza

 

1.Trattamento multidisciplinare dell’Epatocarcinoma

Il tumore primitivo del fegato più frequente ovvero l’epatocarcinoma su cirrosi (HCC) è l’esempio più rappresentativo di quanto sia fondamentale l’apporto della Liver Unit. Solo il 30% dei pazienti affetti da questo tumore rientrano nel sottogruppo di coloro che possono beneficiare di un trattamento con intento curativo, perché spesso la diagnosi è tardiva e la malattia troppo avanzata ed il paziente viene inviato ad una palliazione medica con prospettive di sopravvivenza inferiori all’anno.

Se per contro la diagnosi è precoce e le condizioni in termini di compenso di funzionalità epatica e comorbidità (malattie concomitanti), lo permettono, il paziente può avere una chance di cura, con prospettive di sopravvivenza a lungo termine assolutamente soddisfacenti (sino a 65% a 5 anni). Diagnosi precoce significa attuare programmi di sorveglianza accurati semestrali, che vengono effettuati in modo sistematico.

terapeutiche con intento curativo, queste spaziano dal trapianto alla resezione sino alla bruciatura mediante ago del nodulo (termoablazione)

Non tutti i pazienti possono essere sottoposti ad un trattamento con intento curativo, in questi casi vengono proposti trattamenti che hanno uno scopo di regressione parziale e stabilizzazione della malattia, quali:

-TACE: chemio-embolizzazione trans arteriosa che prevede l’incanulamento dell’arteria che nutre il tumore e la sua chiusura previa instillazione al suo interno di un agente chemioterapico.

-TARE: radioembolizzazione transarteriosa che prevede per noduli di gradi dimensioni e trombosi portali associate, un trattamento simile alla TACE ma in cui al posto del chemioterapico, viene instillato un agente radioattivo (ittrio), che permane selettivamente all’interno del parenchima epatico attuando un’azione più estesa.

 

-Terapia sistemica: la chemioterapia ed ultimamente la terapia immunologica sembrano aver allungato la sopravvivenza dei pazienti ulteriormente sebbene la tollerabilità della prima non sia sempre ottimale.

 

“Solo avendo a disposizione tutte le armi si può fornire in ogni fase di malattia la migliore cura e chance di sopravvivenza a lungo termine”.

 

 

2.Trattamento multidisciplinare delle Metastasi epatiche

Grazie all’introduzione di chemioterapie sempre più efficaci, all’affinamento di tecniche chirurgiche sempre più complesse ed aggressive e di tecnologie sofisticate la sopravvivenza di pazienti con metastasi a livello epatico post tumore del colon-retto attualmente è del 50% a 5 anni e del 28% a 10.

Recentemente, alla chirurgia sempre più spesso mininvasiva, si è associata la termoablazione di piccole lesioni non asportabili, opzione che attualmente però non rappresenta un’alternativa di cura come nell’ambito dell’HCC, ma riveste un ruolo adiuvante perché il calore prodotto dall’ago si concentra meno in un fegato non cirrotico ed in presenza di una metastasi di per sé non capsulata.

Quando un caso viene presentato all’interno della Liver Unit, viene definito il carico di malattia a livello epatico da parte del radiologo, viene valutata la possibilità di bonifica radicale del fegato da parte del chirurgo e stabilita infine dall’oncologo il tipo ed timing della chemioterapia in base quanto detto sopra ed al profilo molecolare della lesione.

Nonostante queste opzioni di cura efficaci ed in continua evoluzione, ad oggi solo il 40% dei pazienti affetti da metastasi colorettali, può beneficiare di un trattamento con intento curativo per via di un carico di malattia troppo avanzato, pertanto mai come in questo campo, il lavoro condiviso da parte dei componenti della Liver Unit è cruciale nel promuovere un’attenta sorveglianza dei pazienti operati di tumore colorettale in modo da riscontrare lesioni in fase precoce. Non di meno risulta importante il ruolo del radiologo dedicato in grado di discernere tramite RMN, metastasi attive da esiti post chirurgici o post chemioterapia/termoablazione.

 

 

3. La chirurgia epatica mininvasiva guidata dalla fluorescenza

Siamo nell’era della chirurgia epatica efficace, aggressiva, radicale dal punto di vista oncologico ma pur sempre gentile, intesa come mininvasiva laparoscopica o robot assistita, ove e quando possibile. In questo campo, negli ultimi anni sì è fatta avanti una tecnologia denominata fluorescenza al verde di indocianina (ICG acronimo inglese), che ci ha permesso di ottimizzare in modo significativo la nostra attività chirurgica in termini di miglioramento della stadiazione intraoperatoria e quale guida “real time” in corso di resezione.

Oggi grazie a questa tecnologia siamo in grado di elevare ulteriormente lo standard di cura sia dei tumori primitivi (epato e colangiocarcinomi) che delle metastasi epatiche.

 

 

3. La colecistectomia mininvasiva guidata dalla fluorescenza

Come spiegato nel paragrafo precedente la fluorescenza, ormai ha assunto un ruolo determinante in corso di chirurgia epato-biliare. Nello specifico è molto importante quale ausilio nel trattamento di colecistectomie difficili ove riconoscere gli elementi da non ledere come il coledoco, può risultare talvolta molto complesso. L’ICG somministrato è in grado di “illuminare” gli elementi da preservare, guidandoci durante tutto l’intervento.

 

 

 

4. La termoablazione laparoscopica

La termoablazione consiste nell’inserire un ago all’interno del tumore e di provocarne la necrosi termica generata da un sistema a radiofrequenza o micro-onde. Questa procedura viene utilizzata prevalentemente per la cura di epatocarcinomi di piccole dimensioni con risultati assolutamente sovrapponibili alla chirurgia “open”. Risultati inferiori in termini di efficacia, sopravvivenza e recidiva locale, si registrano per tumori di maggiori dimensioni o per lesioni metastatiche in cui il ruolo della radiofrequenza è sempre rimasto adiuvante alla resezione.

Nella maggior parte dei casi (75%) la termoablazione viene eseguita dagli specialisti radiologi che sotto guida ecografica riescono a centrare la lesione in sicurezza. In casi particolari, quali una sede non agevole tale da rendere la lesione non visibile per via ecografica percutanea, oppure la vicinanza ad organi cavi come stomaco colon e duodeno, oppure in presenza di elevato rischio di sanguinamento (piastrine molto basse), l’approccio percutaneo risulta non efficace e pertanto entra in gioco la procedura per via laparoscopica.

Questa tecnica complessa ed efficace, sviluppata, maturata ed affinata in più di 20 anni di esperienza presso la Struttura di Chirurgia Epatobiliare, grazie all’apporto fondamentale del Dr. Santambrogio Opinion Leader in questo settore, ha permesso alla Liver Unit di posizionarsi fra i Centri con maggiore casistica al mondo.

La termoablazione laparoscopica richiede una combinazione di abilità che vanno dall’expertise nel campo della chirurgia mininvasiva, alla padronanza dell’anatomia ecografica con le sonde dedicate. L’insieme delle competenze ha permesso nel tempo di perfezionare una tecnica in grado di garantire centrature accurate di noduli situati in sedi complesse.

Ospedale San Paolo - Via A. di Rudinì, 8 - 20142 - Milano - Blocco B, Piano 6 

Segreteria: tel. 02/8184.3981- 4567 

Mail:  liver.unit@asst-santipaolocarlo.it 

 

Per prenotare una visita con il Servizio Sanitario Nazionale si consiglia di scrivere alla mail dedivata Liver Unit (liver.unit@asst-santipaolocarlo.it), sarà premura dello staff rispondere alla mail indirizzando il paziente verso l'ambulatorio specifico in base alla problematica rilevata (fornendo indicazioni puntuali rispettivamente per visita epatologica, oncologica o chirurgica).

mail: liver.unit@asst-santipaolocarlo.it

 

 

Prenotazione con il Servizio Sanitario Nazionale

Prenotazione in Regime di Libera Professione

Per info clicca QUI

 

SEZIONE DI EPATOLOGIA

  • Dr.ssa Emanuela Bertolini (San Paolo)
  • Dr. Andrea Crosignani (San Paolo)
  • Dr.ssa Sara Vavassori (San Paolo)
  • Dr.ssa Cristina Pipia (San Paolo)
  • Dr. Giuseppe Murgia (San Carlo)
  • Dr.ssa Stefania Casu (San Carlo)

 

SEZIONE DI CHIRURGIA EPATICA

  • Prof. Enrico Opocher (San Paolo)
  • Dr. Matteo Barabino (San Paolo)
  • Dr. Gaetano Piccolo (San Paolo)

 

 

SEZIONE DI ENDOSCOPIA DIGESTIVA

  • Dr. Luca De Luca

 

SEZIONE DI ONCOLOGIA

  • Dr.ssa Carla Codecà (San Paolo)
  • Dr.ssa Martina Violati (San Paolo)
  • Dr.ssa Martina Torchio (San Carlo)

 

SEZIONE DI RADIOLOGIA

  • Dr. Ruggero Vercelli (San Paolo)
  • Dr. Marco Tramarin (San Paolo)
  • Dr. Enrico Fumarola (San Paolo)
  • Dr.ssa Francesca Patella (San Paolo)
  • Dr.ssa Silvia Panella (San Paolo)
  • Dr. Riccardo Foà (San Carlo)
  • Dr. Marco Femia (San Carlo)

 

SEZIONE DI MEDICINA NUCLEARE

  • Dr. Luca Tagliabue (San Paolo)
  • Dr. Angelo del Sole (San Paolo)

 

SEZIONE DI ANATOMIA PATOLOGICA

  • Dr.ssa Claudia Cigala (San Paolo)
  • Dr.ssa Alessia Moro (San Paolo)